Storia del vibratore vaginale: una cura per l’isteria

La nascita del vibratore vaginale

Da strumento terapeutico, a strumento di godimento.

Gli storici sono sicuri che già nell’antica Grecia, le donne del tempo usassero “normali” strumenti erotici per trarre il proprio soddisfacimento corporale. Essi non erano altri che vibratori vaginali di forma fallica, solitamente in legno, (in caso di donne altolocate, il materiale di lavorazione era molto più prezioso, in alcuni casi oro o platino) che venivano di solito inseriti in vagina, e manipolati manualmente. L’utilizzo di detti strumenti era confinato, a quanto scoperto dagli storici, ai periodi di lontananza dell’uomo, che nel passato erano abbastanza lunghi, a causa delle continue guerre e delle difficoltà dei trasporti. Solo alla fine del 1700, vi è stata un’evoluzione di quelli che nei fatti erano i primi falli finti. Fu, infatti, nella Francia vittoriana che il dildo vide un’evoluzione abbastanza marcata. In quel periodo insigni dottori dell’epoca erano alla ricerca di una cura, che potesse curare una particolare forma isterica delle donne. Inizialmente le cure furono concentrate nella zona pelvica, esse erano per lo più effettuati da specialisti della manipolazione, tramite uno speciale massaggio conosciuto come “massaggio pelvico”. Il corpo delle pazienti veniva in questo caso solamente sfregato, in maniera continuata e abbastanza forte, con lo scopo dichiarato di portare a una sorta di rilassatezza della muscolatura, e alla conseguente scomparsa dei disturbi nervosi. Il procedimento però era lungo e faticoso e fu per questo che nel 1734 per merito di uno sconosciuto medico, fu messo a punto il “tremoussoir“. Lo strumento era un dildo dotato di un semplice dispositivo a molla, tramite la carica di quest’ultima quello che era primo vibratore, si muoveva autonomamente per poche decine di secondi, il movimento permetteva la stimolazione del ventre della donna.

Evoluzione del vibratore.

Dal tremoussoir al manipulator.

Per oltre un secolo il vibratore vaginale a molla fu l’unico oggetto esistente per la cura dell’isteria della donna. Si dovette attendere la meta dell’800 per giungere a un cambio radicale di prospettiva. Immediatamente dopo il 1850 negli Stati Uniti, un giovane medico capì che il corpo umano della donna era simile a quello dell’uomo, (fino a quel momento la donna era classificata come “essere inferiore”) e questo era il motivo, per cui anche il genere femminile traeva piacere dall’orgasmo procurato. Egli inventò un marchingegno chiamato “manipulator “. Lo strumento non era altro che un lettino, con una sfera posizionata all’altezza delle gambe della paziente. La sfera si muoveva autonomamente tramite un meccanismo a vapore. Essa era, infatti, collegata tramite dei tubi ad una macchina a vapore, posizionata ben lontana dal lettino (per far si che il rumore non deconcentrasse la “paziente”). Il vapore della macchina permetteva una sorta di movimento di “va e viene”, molto simile ai primi pistoni automobilistici. Il giusto posizionamento dell’attrezzatura, faceva in modo che la donna potesse raggiungere quell’orgasmo autonomo, che in tante famiglie era visto però ancora come “perverso”, motivo per cui il “piacere” era legato solamente ad una terapia medica, contro problematiche nervose. La successiva messa a punto delle batterie, e la miniaturizzazione dello strumento rese il “primo vibratore vaginale” un’apparecchiatura più comoda da usare, e soprattutto permisero un uso riservato all’interno delle terapie mediche.

Il vibratore vaginale negli anni 900

Da oggetto da nascondere, a simbolo del femminismo.

Erano ancora poche le donne che nei primi anni del 900 interpretavano il vibratore come accessorio del piacere, molte erano in quel tempo ancora convinte che il dispositivo avesse una valenza esclusivamente terapeutica. Attorno alla metà del 900 i “falli vibranti” iniziarono ad apparire nelle prime pellicole pornografiche, e per questo ad essere visti come strumenti del piacere. Si dovettero attendere gli anni attorno al 1970, per far fare il balzo conclusivo al dispositivo erotico. Erano gli anni dell’emancipazione femminile, con molte donne che cercavano di escludere il maschio dalla loro vita. Esse pero non volevano rinunciare al godimento corporale, e per questo molte si orientarono massicciamente sull’acquisto di uno strumento che potesse, di fatto, sostituire il piacere legato al sesso di coppia. Nel giro di pochi anni il vibratore assunse la simbologia della libertà assoluta, quella libertà che le femministe propagandavano, e che non escludeva, anzi per certi versi pretendeva, l’autonoma gestione dell’orgasmo femminile. Le case produttrici dell’epoca fiutarono l’affare, e iniziarono a immettere sul mercato sempre nuovi modelli, con colorazioni, misure e funzionalità diverse. Fu un vero e proprio boom. Le stime dell’epoca, infatti, mettono in risalto come almeno metà delle donne americane alla fine del 900 possedesse un vibratore. Gli stessi studi evidenziano come almeno l’85 % di donne avesse raggiunto almeno una volta nella sua vita l’orgasmo, tramite l’utilizzo di un dispositivo vibrante. Erano gli anni in cui i vibratori erano ricercati, acquistati, ostentati a volte, e perche no… prestati alle amiche.

Ai giorni nostri.

Oggetto di piacere per singole e coppie.

La liberalizzazione dei tabu sessuali, e la maggiore facilità di acquisto, hanno reso il vibratore nel presente, uno dei dispositivi ludici più commercializzati in assoluto (secondo solo, a secondo alcuni studi, al telefonino). Il vibratore, infatti, negli inizi degli anni 2000 ha assunto il gioco di giocattolo erotico per eccellenza. Le sue tante variabili, il suo uso facile e intuitivo, il suo costo in alcuni casi veramente minimo, l’ha portato nelle camere da letto delle coppie e delle singole di tutto il mondo. L’oggetto grazie all’inventiva dei progettisti e dei costruttori, è commercializzato per scopi che via via si affinano, ed esplorano tutte le nicchie della sessualità moderna. La flessibilità ha fatto il resto, e non è difficile che il sexy toys, sia usato all’interno di rapporti lesbo e di quelli etero. Particolare interesse in questo contesto viene riservato ad un evoluzione del vibratore classico, quello “strap on” (che non è altro che un vibratore indossabile tramite cinghie, o tramite una sorta di mutandina progettata ad hoc) che le donne utilizzano sia per sodomizzare il partner all’interno di rapporti etero, che per possedere la compagna in caso di rapporti lesbo. Nei giorni nostri, la tendenza è di eliminare tutte le costrizioni legate al gioco vibrante, e rendere quest’ultimo autonomo per quanto riguarda l’energia che alimenta il piccolo motore interno. Alle ultime fiere del settore, sono comparsi vibratori di ultima generazione, che utilizzano batterie al litio ricaricabili tramite spine usb, e il cui uso è comandato tramite dispositivi wi-fi o bluetooth.

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  • valentina

    wow caspita 🙂 che storia io non credevo che in quegl’anni otessero pensare di fare certe cose wow

  • Nicoletta

    Ho visto il film, davvero straordinario

  • è un articolo molto interessante 🙂 Pensare che a quell’epoca potessero usare certi oggetti, fa rimanere un po’ spiazzati, perché siamo sempre stati abituati a pensare che, certe cose, per gli uomini e le donne di quell’epoca, fossero un divieto assoluto.

  • Aledsandra

    Ho scoperto molte cose davvero interessanti.. quest’articolo merita davvero!!!

  • Rachele

    Liberi da Ogni tabu…e le donne almeno con questi giocattoli erotici potevano pure all epoca sopperire alle mancanze maschili

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